Zombie che passione!

7 aprile 2010 Nessun commento

I media ultimamente si stanno interrogando sui motivi di questa riscoperta passione per i vampiri. Con le dovute eccezioni ( vedi i sottotipi di “Intervista col vampiro” e il ricco filone del gioco di ruolo di “Vampiri la mascherata” ) non sono mai stato un grande appassionato di questo genere di mostro non morto ma ho sempre apprezzato molto di più lo zombie. Fortunatamente per me negli ultimi anni si sono moltiplicate le opere – di ogni genere e qualità – incentrate su questo peculiare mostro. Ci sono zombie veloci e zombie lenti, zombie stupidi e zombie abbastanza furbi, zombie “mistici” e zombie “scientifici”, zombie originati da virus modificati geneticamente e zombie nati da contaminazioni di composti velenosi di origine militare. Una sola cosa li accomuna tutti: l’istino omicida e la serie di incredibili sciagure che riescono a causare con la loro comparsa. Benvenuti in questo piccolo compendio per gli appassionati del genere!

  • Il ciclo di Romero

La notte dei morti viventi ( Film, 1968 ): Non si può partire per questo viaggio nell’orrore se non da questo titolo. Tecnicamente non e’ il primo film sugli zombie ma di fatto ha definito il genere e, in ogni caso, il film con cui ogni opera successiva si e’ dovuta confrontare uniformandosi o contrapponendosi. Pessimista, critico, cinico, nichilista. Ne “La notte dei morti viventi” non e’ ben chiaro cosa da origine all’epidemia ma i morti tornano a camminare ( per un virus? una cometa? non e’ mai chiarito ). Lenti ma inesorabili, supidi e goffi ma numerosi e quasi inarrestabili, allungano le loro mani per divorare le proprie vittime che fanno fatica ad accettare la realtà, litigano, non riescono a mettere da parte i pregiudizi e non fanno squadra e in generale non fanno una bella fine.

L’alba dei morti viventi ( Film, 1978 ): Secondo film del ciclo dei morti viventi di Romero. Il mondo e’ caduto nelle mani degli zombie che hanno decimanto la popolazione mondiale. Alcuni sopravvissuti si barricano in un supermercato e vivono nel lusso e nell’agio circondati dalla morte che regna ovunque. La critica sociale di Romero si sposta, rimane fine e feroce, il film  montato da Dario Argento e con le musiche dei Goblin e’ veloce e colpisce duro. Oggi non fa certamente impressione come negli anni 70 ma rimane un capolavoro indiscusso dell’horror.

Il giorno dei morti viventi ( Film, 1983 ): Dopo il successo commerciale de “L’alba dei morti viventi”, Romero ci riprova questa volta con un budget iniziale enorme rispetto ai suoi predecessori ( 7 milioni di dollari ) ma poi dimezzato durante i lavori. Il film non e’ certo all’altezza dei primi due e anzi sembra meno curato. La storia, che inizialmente doveva essere epica e ricca, e’ stata tagliata per far fronte alla mancanza di fondi e il risultato e’ una trama poco convincente con personaggi con i quali e’ difficile entrare in simpatia e che spesso si muovono in modo poco sensato e credibile fino ad un finale molto poco convincente.

La terra dei morti viventi ( Film, 2005 ): A quasi venti anni di distanza Romero torna al genere degli zombie dopo il grande successo del remake del “L’alba dei morti viventi”. Questa volta il budget e’ veramente grande, si scritturano attori interessanti come Dennis Hopper, si punta ancora sulla critica sociale che però e’ grezza ed evidente mentre nei primi film era sottile e acuta. Dopo un inizio notevole il film cala costantemente e complessivamente sembra convalidare le tesi di coloro i quali ritengono il filone degli zombie ormai esausto e incapace di partorire idee nuove.

Diary of the dead: le cronache dei morti viventi ( Film, 2007 ): Quarto film della serie di Romero. Questa volta si seguono le disavventure di un gruppo di studenti che viene colto dall’epidemia di zombie mentre gira un film horror. La scusa e’ buona per girare il film di zombie con taglio documentaristico ( o mokumentaristico per essere più precisi ) sfruttando le telecamere che i ragazzi avevano con se per le riprese. Nel film e’ forte l’accenno alle nuove tecnologie e al Web 2.0 con forti riferimenti al lavoro di Brooks “World War Z”. Film passabile, meglio del precedente ma nemmeno accostabile ai primi due.

Survival of the dead ( Film, 2009 ): Quando uscirà in Italia potrò vederlo e commentarlo.

  • Spin off e seguiti non ufficiali

Il ritorno dei morti viventi ( Film, 1985 ): Dalla penna di Russo – il quale aveva scritto assieme a Romero lo screenplay de “La notte dei morti viventi” -  e’ tratto questo film di Dan O’Bannon. Lo spirito nero pervade la pellicola e il regista più volte fa l’occhiolino al fan dei film di zombie di Romero permettendosi persino di farne citare il film dicendo che però non racconta bene fatti realmente avvenuti. Gli zombie di O’Bannon non zoppicano ma corrono a meno di non essere troppo danneggiati, tendono imboscate, parlano e fanno un sacco di cose disturbanti. Il film mantiene sempre un ritmo elevato con dialoghi eccentrici ma divertenti, personaggi veramente antipatici ma interessanti e mostri veramente diabolici fino ad un finale letteralmente esplosivo. E’ per sempre un film d’opposizione al classico ma rimane notevole sotto tutti i punti di vista.

Zombi 2 ( Film, 1979 ): Dal compianto Lucio Fulci un seguito non ufficiale. La trama non ha molti punti in comune con il film di Romero apparte l’argomento ( i non morti appunto ) eppure il film venne lanciato come se fosse il seguito di “Zombi”, che e’ il titolo italiano de “La notte dei morti viventi”, salvo poi cambiare le cose successivamente variando il nome del film in alcuni paesi per problemi di copyright. Il sangue e gli effetti splatter sono veramente notevoli in un film che per anni ha subito pesanti tagli dalla censura per via di scene molto crude e poi passate alla “storia” del cinema horror come la scena dell’occhio strappato.

Zombi 3 ( Film, 1988 ): Seguito ufficiale di Zombi 2 e non ufficiale del solito “La notte dei morti viventi” di Romero, iniziato da Fulci ma poi abbandonato per problemi di salute o più probabilmente per incomprensioni con lo staff, questo film riporta in scena zombi creati da un esperimento militare, soldati e civili dilianiati da mostri non morti e scene efferate. Assieme al suo predecessore e’ ormai considerato un cult ben oltre alle sue effettive qualità.

  • Remake

La notte dei morti viventi ( Film, 1990 ): Tom Savini, mago degli effetti speciali dei film di Romero, si cimenta nel remake del film del ’68. La trama non e’ molto diversa così come alcune meccaniche tra i personaggi. Quello che cambia veramente e’ il personaggio di Barbara. La critica lo ha stroncato per poi scoprirsi più misericordiosa qualche anno più tardi.

L’alba dei morti viventi ( Film, 2004 ): Remake del film di Romero e diretto da Zack Snyder ( 300, Watchman ), “L’alba dei morti viventi” e’ un film di ottima qualità con attori molto bravi, anche se non molto conosciuti, effetti speciali ottimi, grande dispiegamento di mezzi, truccatori e centinaia di zombie nelle scene più grandosie. La trama si discosta molto da quella del film del ’78 ed e’ ricca di citazioni ( lo sceriffo e il predicatore della tv per dirne solo due ) con scene molto crude ma anche tocchi di classe e svolte del tutto inaspettate. La critica sociale svanisce, l’azione prende il sopravvento ma l’orrore e’ evocato con maestria e raramente si sono visti zombie così “belli”.

  • Zombie moderni

28 giorni dopo ( Film, 2002 ): Dalla regia di Danny Boyle un film brutale, innovativo e irruente. Gli zombie questa volta sono sostituiti da malati di un virus simile alla rabbia – il virus “Rage” – che infetta le persone in pochi secondi e le strasforma in esseri folli e furiosi. Ambientato in inghilterra questo film può contare su una regia di alta qualità, su uno scenario unico e ambientazioni e sequenze di rara forza evocativa come la camminata di Jim nel centro di Londra. Da vedere assolutamente.

28 settimane dopo ( Film, 2007 ): Il virus “Rage” che sembrava scomparso torna in azione con il solito fiume di sangue e le consuete morti atroci. L’originalità del primo film lascia il passo a una serie di cose già viste ( e fatte meglio, oserei dire ). 28 settimane dopo si fa vedere e può anche divertire. Alcune scene sono molto forti e interessanti ( i primi minuti sono senza ombra di dubbio i migliori del film ) ma nel complesso si ha la netta sensazione che a far nascere questo film ci sia solo l’interesse economico di far cassetta dopo il successo clamoroso del film di Boyle ma senza avere alcuna idea nuova e senza essere nemmeno in grado di riproporne i temi migliori.

Undead ( Film, 2003 ): Questa volta l’origine del flagello e’ il cosmo che scaglia su una tranquilla cittadina australiana uno sciame di meteoriti infetti. La gente del posto si trasforma in una folla di mostri mutanti mentre alcuni sopravvissuti cercano di non farsi mangiare. In questo film c’e’ più cuore che tecnica ma va bene così. L’humor nero non e’ sempre efficace ma quando funziona l’effetto e’ notevole. La trama sembra molto poco originale ma lo spettatore lentamente si accorge che c’e’ molto di più di quello che sembra e il finale fa l’occhiolino a tutti i mostri sacri del genere horror zombie.

Resident evil ( Film, 1995 ): La trasposizione – decisamente libera – del famoso videogioco della Capcom. Resident evil fa parte di una trilogia di qualità costantemente descrescente e budget inversamente proprozionale alla bontà della pellicola. In verità nemmeno il primo film della trilogia si avvicina alla sufficienza ma tutto sommato rimane interessante per gli appassionati di zombie che hanno anche apprezzato il videogioco. In Resident evil il finimondo e’ scatenato da un virus – il T virus – che causa orribili mutazioni e fa rivivere i morti con la piccola controindicazione di renderli ghiotti di carne umana. Milla Jovovich si prodiga uccidendone parecchi in modi generalmente molto poco sensati ( ma nei seguiti la situazione peggiora drasticamente ) e, per risollevare il morale del pubblico maschile, mostra parecchio di sè.

  • Parodie

Shaun of the dead ( Film, 2004 ): Commedia noir pervasa di spirito british con attori fantastici e una interminabile serie di citazioni ad altri film del genere, situazioni classiche dell’horror ma riviste in chiave demenziale e deliziose chicche che hanno fatto e faranno la felicità di tutti gli amanti del genere ( o dell’humor britannico ). Lo stesso Romero ha apprezzato questo film al punto di chiedere all’attore protagonista di partecipare al suo “Land of the dead”. Ovviamente come non morto. Imperdibile.

Zombieland ( Film, 2009 ): Non so come sia ma deve essere interessante. E i responsabili degli oltre 8 mesi di ritardo tra il lancio americano/europeo e quello italiano ( che non avverrà prima di giugno 2010 ) dovrebbero pagare la propria incapacità con il licenziamento.

Planet terror ( Film, 2007 ): Dal concept film “Grindhouse” di Tarantino e Rodriguez, questo film si ispira e ricalca in tutti i modi possibili i film horror anni 80. Effetti speciali ottimi ( quando non sono all’altezza e’ solo perche’ cercano di riprodurre le tecniche degli effetti dei vecchi film ), trama genialmente trash, attori perfettamente incapaci, dialoghi volutamente farseschi. Tutto e’ esattamente come non dovrebbe essere e il risultato e’ ottimo. Ovviamente non spaventa nessuno ma diverta tantissimo.

  • Narrativa

Manuale per sopravvivere agli zombi ( Saggio, 2003 ): Altro mockumentary sugli zombie, questo manuale ha la forma di una guida scritta per aiutare il lettore a sopravvivere ad un’epidemia di zombi. Partendo dalla descrizione dell’agente responsabile delle resurrezioni di massa – il Solanum – e dai diversi gradi di una possibile epidemia, l’autore illustra tutti i modi migliori per affrontare una simile emergenza planetaria. Con il “Manuale per sopravvivere agli zombi” e’ possibile capire se e’ meglio barricarsi in cantina o in solaio, se e’ meglio il martello o l’ascia da pompieri, una pistola o una doppietta da caccia, la bicicletta o un SUV. Per il lettore che preferisce approfondire c’e’ anche una sezione dedicata alle varie epidemie che nella storia dell’umanità hanno rischiato di spazzare la razza umana. Imperdibile.

World War Z ( Romanzo, 2006 ): Dallo stesso autore del “Manuale per sopravvivere agli zombi”, Max Brooks, “World War Z” e’ una raccolta di memorie e interviste fatte ai sopravvissuti della più grande epidemia di zombi della storia ( dopo quelle già raccontate nel manuale, ovviamente ). Si tratta di un romanzo ricco, interessante, pieno di idee originali e capace di dare una vera e propria svolta al genere degli zombi al punto da influenzare lo stesso Romero nel suo film “Diary of the dead”. Le vincende dei sopravvissuti raccontano l’escalation dell’epidemia su tutto il pianeta con una forza e una precisione incredibile arrivando a momenti veramente epici come la battaglia degli Yonkers o la riconquista di Parigi partendo dalla cronaca di tutti i giorni ( i territori occupati della palestina, il web etc ) per creare un mondo verosimile, vivo e talmente credibile da essere agghiacciante.

Monster island ( Romanzo, 2004 ): Primo di una trilogia, questo romanzo scritto da David Wellington e pubblicato prima online sul suo blog e poi edito sulla carta stampata, parla di un’epidemia di zombi che in poco tempo annienta quasi tutti i paesi industrializzati relegando i pochi sopravvissuti nei posti meno ospitali della terra. Un agente delle Nazioni Unite viene spedito a New York per recuperare dei farmaci antiretrovirali per curare una Signora della Guerra somala malata di AIDS. Scritto molto bene, interessante e abbastanza originale, anche questo romanzo riesce a trovare una via nuova per raccontare l’ennesima catastrofe planetaria zombesca.

Monster nation ( Romanzo, 2005 ): Secondo della trilogia di Wellington, pubblicato prima online sul blog e poi edito, di fatto e’ un prequel agli eventi narrati in “Monster island”. E’ molto meno interessante del primo romanzo, molto meno originale e anche poco scorrevole. Non ci sono colpi di scena e l’unica cosa degna di nota e’ la spiegazione direi a metà strada tra scientifica e metafisica che viene data dell’epidemia di zombi. Niente di che.

  • Altro

Resident evil ( Videogioco, 1996 ): L’intera serie di Resident evil e’ incentrata sul “T Virus”, un agente virale capace di causare orribili mutazioni, far rivivere i cadaveri e causare ogni genere di disgrazia. La serie e’ particolarmente prolifica con giochi che sono usciti su quasi tutte le piattaforme degli ultimi 15 anni da PSX a PS3, da PC a XBOX360. L’unico punto in comune e’ che il genere dei giochi e’ sempre survival horror il che vuol dire: poche munizioni, tanti nemici, lotta permanente per salvarsi. Proprio come in un’epidemia di zombi.

Left for dead ( Videogioco, 2008 ): Con il suo seguito “Left for dead 2″ del 2009 e’ un gioco ambientato in un mondo in cui un’epidemia ha causato la morte ( e la resurrezione ) di buona parte della popolazione mondiale sotto forma di veloci, deformi e spietati zombi. Come nel miglior film o racconto horror, l’unico vero scopo e’ sopravvivere, cercare munizioni, armi, medikit per guarire ferite e auspicabilmente un mezzo per tagliare la corda.

Dead rising ( Videogioco, 2006 ): Dead rising sta al mondo dei videogiochi come “Shaun of the dead” sta al cinema horror. In Dead rising il protagonista principale può eliminare i non morti con ogni genere di arma propria o impropria, può dilettarsi in azioni al limite del trash fino ad sembrare un emulo di Ash ( il protagonista de “La casa” ) con motoseghe, ombrelloni, spade da samurai, tagliaerbe e via dicendo ma potendo persino immortalare le proprie gesta con una fotografia. L’ambientazione e’ la più classica possibile: un supermercato. E presto ci sarà anche il seguito ancora più trash.

Guida alla produzione – parte seconda

2 aprile 2010 Nessun commento

Si arricchisce – e va verso il completamento – la guida alla produzione che sto scrivendo per Eve Online.

Guida alla Produzione – Eve Online

7 marzo 2010 Nessun commento

In linea la prima parte della nuova guida per la produzione su Eve Online. Credo si tratti di una delle guide più esaustive – a progetto finito ovviamente – in lingua italiana.

Lo scopo e’ quello di partire da zero e accompagnare un giocatore, non per forza nuovo ad Eve ma senza precedendi nel settore della produzione/commercio, dai primi passi e i primi affari fino al Big Business della ricerca Tech 2 e Tech 3.

Distretto 9

21 febbraio 2010 Nessun commento

Era da un po che non vedevo film di fantascienza e Distretto 9 un po ha appagato la mia sete. Si tratta di un film discreto, che colpisce subito e lo fa con forza ma che nel corso del 100 e poco più minuti di durata un po si perde tra effetti speciali buoni ( ed economici a giudicare dal budget complessivo ), scene d’azione ben realizzate e una trama che finisce per essere leggera e superficiale contrariamente a quanto sembrava promettere. Per gli appassionati di fantascienza le citazioni si sprecano: Visitors, Blade Runner, Starship Troopers, Cloverfiled per la fantascienza ma anche film horror come La Mosca e Rec per citarne solo alcuni.

Il film riesce molto nelle parti iniziali usando la tecnica del mockumentary, mixando interviste ad amici e parenti del protagonista principale con immagini “girate sul campo” da una telecamera con la tecnica Shaky camerawork, già usata con successo in altri film di fantascienza. L’atmosfera e’ resa molto bene con un montaggio veloce, scene brutali dal grande impatto visivo ed emotivo e molti riferimenti che aiutano lo spettatore a collocare la vicenda in un mondo non troppo lontano dal nostro e quindi a coinvolgerlo emotivamente più di quanto non accada di solito con i film di fantascienza.

Funziona tutto molto bene fino a metà film, quando il ritmo cambia nuovamente e lo stile documentaristico viene definitivamente abbandonata a favore di quello narrativo che segue il protagonista principale ormai solo ed emarginato come le creature aliene che ha vessato fino a quel momento. A questo punto, che poi e’ anche la parte migliore del film, quella in cui lo studio della psicologia degli attori della vicenda raggiunge la vetta più alta e in cui lo spettatore e’ chiamato a schierarsi ( alieni brutti, selvaggi, incomprensibili nelle motivazioni, miseri, sporchi etc da una parte ed esseri umani antipatici, egoisti, violenti, assassini dall’altra ), il tono cambia nuovamente e diventa un film d’azione brutale con scene violente e ricolme di situazioni splatter che ricordano a volte Minority Report, a volte Black Hawk Down con sbruzzatine di Blade Runner e Starship Troopers. Un finale veramente ricco di cirazioni, di esplosioni, di azione ma alla fine, come dicevo prima, un finale che svuota il film della sua anima polemica e crepuscolare.

E’ un vero peccato perche’ i presupposti c’erano tutti. Il ribaltamento della “normalità” fantascientifica nella quale gli alieni tecnologicamente avanzati che arrivano sulla Terra finiscono per commettere atrocità sulla razza umana non e’ certo originale ma la sua contestualizzazione in un mondo attuale facilmente riconoscibile con trafficanti d’armi, superstizioni ( come quella che sta portando all’estinzione molti animali a favore di riti magici e pozioni d’amore ), multinazionali e organizzazioni novranazionali dal nome facilmente riconoscibile ( MNU ), la pulizia etnica, i ghetti e le baraccopoli, la delinquenza e la disperazione di un mondo di miseria e povertà, e’ un’idea buona e funziona finche’ e’ al centro della vicenda. Il film poi scivola nella Space Opera a base d’azione e senza gli interrogativi che la fantascienza intelligente e più arguta pone allo spettatore.

Ai Fleet Command

10 gennaio 2010 Nessun commento

Prosegue il mio esilio forzato dalla rete. Ecco quindi una nuova recensione.

Sins of a Solar Empire

3 gennaio 2010 Nessun commento

Recensioni come se piovesse: ecco quella di Sins of a Solar Empire.

Gratuitous Space Battles

2 gennaio 2010 Nessun commento

Ho scritto una piccola recensione di questo gioco. Correte a leggerla nell’apposita sezione.

Irrequietezza ludica e critica non costruttiva

28 dicembre 2009 Nessun commento

Quando si sta molto tempo a casa e sopratutto quando la connessione ad internet fa acqua da tutte le parti rendendo impossibile giocare in modo decente ai numerosi videogiochi che normalmente occupano il mio tempo libero, si finisce per cercare qualche passatempo. Magari per farsi un regalino.

E il periodo di natale e’ propizio – si vede che il problema non e’ solo mio e molti distributori lo sanno bene – per fare shopping online. Basta una carta di credito, una piattaforma di digital delivery ( steam, gamersgate, direct2drive, impulse.. ce n’e’ per tutti i gusti ) e via ad esplorare nuovi orizzonti videoludici. Ma e’ bene fare attenzione perche’ nonostante gli sconti – o forse proprio a causa di essi – e’ facile fare acquisti sbagliati, impulsivi ( proprio come il nome di una delle piattaforme, un caso? ), insoddisfacenti.

No, non ci sono cascato. Ma quasi.

Avrei preso AI Fleet Wars e non sarebbe stato nemmeno un acquisto troppo sbagliato visto il costo e la complessità del gioco. Ma sarebbero stati comunque soldi spesi male perche’ la demo mi ha fatto capire che non fa proprio per me. Ai Fleet wars e’ un rts spaziale in cui per forza bisogna giocare solo coop contro un’AI che e’ sveglia nello spostare le navi ma che non segue nessuna regola di produzione/avanzamento tecnologico se non dei timer – con i contatori in chiaro nella barra degli strumenti – che informano persino dell’imminente partenza di una spedizione punitiva.

Poi in rapida successione ho vagliato la possibilita’ di acquistare King’s Bounty – Armored princess ma anche scontato questo titolo costa veramente troppo per quel che può dare. Forse e’ più la nostalgia per la saga di Heroes of Might and Magic ( che NON e’ il padre di Kings Bounty come si potrebbe erroneamente pensare ma piuttosto e’ vero il contrario ) piuttosto che le qulità del gioco ad invitare i vecchi giocatori come me a fare simili acquisti. Grafica pulita, allegra, colorata, motore 3d ruotabile, zoomabile, musiche, mappe diverse, e ancora tante unità, incantesimi e ogni genere di cosa che piace a chi adora questo genere di giochi. Ma alla fine ci si accorge che la longevità e’ quella che e’, che il gameplay – ai livelli avanzati – e’ fortemente punitivo con il giocatore che fa una mossa sbagliata e perde troppe unità, che manca completamente il multiplayer ( che nei vecchi titoli invece esisteva ) e che insomma siamo ancora dove ci trovavamo 15 anni fa.

Allora e’ stata la volta di Men of War, che ho ripreso in mano con tanto di installazione di due ambiziosi mod ( Commanders of War, che già avevo provato nella sua precedente reincarnazione per Faces of War e le cui virtù avevo già potuto apprezzare, e GSM Burning Steel 2 che non conoscevo ma che mi ha piacevolmente stupito ). E qui forse la mia irrequietezza ludica avrebbe dovuto trovare una pausa. Ma non e’ stato così. Men of War è sempre stato un bel gioco ma e’ anche vero quello che spesso ho pensato tra me e me e cioe’: “Se l’ho abbandonato, un motivo c’e'”. Ed eccolo spiegato in poche parole: gli sviluppatori hanno fatto gara con i distributori per arrivare in una situazione ridicola in cui i 600 giocatori che negli orari di punta si trovano in gioco o in attesa di iniziare una partita, si trovano tutti con versioni differenti del client. C’e’ la versione russa che e’ generalmente fornita della patch più recente mentre quella europea talvolta per mesi interi si trova o priva di patch o con una patch incompleta che abilita il multiplayer disabilitando il singleplayer. Poi ci sono quelli che non aggiornano il proprio gioco, quelli che per qualche strano motivo vanno sempre fuori sincrono, quelli che hanno la versione in digital delivery e quelli che l’hanno scatolata. E poi ci stanno pure quelli di Steam. E sono tutti con versioni generalmente diverse. Per patchare – manualmente! – il proprio client bisogna girare il forum per lungo e per largo, reperire la patch giusta che dipende dalla lingua, dal canale distributivo usato per comprare il gioco e dalla versione installata, e sperare di aver fatto bene i propri conti. La moddabilità del gioco e’ fantastica e infatti molte crew hanno saputo tirare fuori dal cilindro vere e proprie chicche. Ma non ci gioca nessuno. Gia’ e’ difficile trovare qualcuno con la tua versione del gioco base, figuriamoci poi con il mod. Complimenti vivissimi a questi spreconi. Un gioco bellissimo, con enormi potenziali, buttato via.

Andiamo avanti. Per il periodo festivo mi hanno regalato quasi 20 giorni di Everquest 2 e una settimana di LOTRO ( il mese di Pirates of the Burning Sea non li considero nemmeno. E’ stato un errore tremendo comprare quel gioco tanto più che lo avevo semi abbandonato in beta). Ho impiegato quasi 24 ore per installare EQ2 – e qui la colpa e’ tutta della connessione wireless che mi ritrovo – per poi scoprire che il mondo, per quanto magari popolato da molti “riesumati” come i miei personaggi, e’ incredibilmente vuoto anche perche’ espansione dopo espansione e’ sempre più grande. Non solo: avevo faticato tanto per cappare – ma non c’ero riuscito per un soffio – la mia maga giusto per scoprire che il cap si alzerà di altri dieci livelli. Sul forum non tutti sono “entusiasti” della deriva grindistica di EQ2. Vabbhe’, la disinstallazione e’ più veloce dell’installazione. Per LOTRO non ho nemmeno aggiornato il client – che però non avevo a suo tempo disinstallato – anche perche’ la connessione e’ peggiorata al punto che non credo mi farei del bene a cercare di ravvivare una voglia sfiorita nel grind necessario per ottenere l’arma leggendaria e arrivare a Moria.

Alla fine – per ora – del mio disastrato percorso ludico sono arrivato a reinstallare Company of Heroes. Arrivato a questo punto avevo quasi deciso di fare l’acquisto da Steam ( 7 euro e mezzo per gioco base più la prima espansione ) piuttosto che installare il gioco base scatolato che ho riesumato dallo scaffale delle cianfrusaglie per poi patcharlo a morte. Ma dopo aver resistito a tutte le alterne fortune di queste due settimane di ferie ho fatto un punto d’onore di non cedere al consumismo: “prima lo provo e poi al massimo lo compro”. E così ho fatto.

E ho fatto bene. Forse non finirà subito nel nirvana informatico ma mezz’ora di gioco in skirmish mi ha fatto capire i motivi per cui l’avevo abbandonato dopo averlo consigliato ad un compagno di gioco – il quale certamente ancora mi maledice – e cioe’ l’assoluto sbilanciamento del gioco a favore degli alleati. I veicoli USA sono sempre più resistenti, veloci, potenti delle controparti tedesche. Veicoli come lo Sherman – un pessimo carro armato – in CoH diventano temibili, macchine da guerra come lo Stug in CoH diventano risibili. Il gioco e’ accattivante, bello da vedere, ha dei suoni intriganti, una grafica curata, delle belle animazioni, e’ veloce, facile, persino piatto nel gameplay – il che entro certi limiti e’ un pregio perche’ il giocatore sa cosa deve aspettarsi e sopratutto lo sviluppatore che riproduce un gameplay ben consolidato sa come confezionarlo – ma per giocarlo bisogna proprio chiudere gli occhi di fronte ad ogni stupidaggine storica. E io che ero partito da Men of War proprio perche’ mi piaceva il suo realismo e la sua storicità ( carri sperimentali a parte )…

Pianeta Terra

11 dicembre 2009 Nessun commento

Sul giornale di oggi leggo: “La prima bozza ufficiale dell’accordo sul clima raggiunto nel summit a Copenaghen fissa a 1,5-2 gradi Celsius l’innalzamento massimo consentito sul pianeta. La bozza costituisce un punto di partenza per i prossimi megoziati a cui parte”.
E se non rispetta l’accordo? Gli facciamo una multa?

Ponte di Einstein-Rosen

29 novembre 2009 Nessun commento

Nome impressionante, eh? Ovviamente e’ per fare scena. In genere sono comunemente chiamati wormhole ( o, tradotti in italiano, buchi di tarlo.. che e’ decisamente una delle peggiori traduzioni mai viste ) e da qualche mese e’ possibile visitarli nell’universo virtuale di EVE. E io l’ho fatto.

Con una missione progettata nei minimi particolari – non che sia difficilissima, ma l’ho compiuta da solo mentre teoricamente questa parte del gameplay e’ stata progettata e pensata almeno per piccole corp – e che mi ha richiesto qualche settimana di training specifico, qualche decina di milioni di apparecchiature specifiche, ho scovato alcuni wormholes nei sistemi della regione Citadel. Dopo aver scartato i primi due perchè erano stati già visitati da altri prima di me e iniziavano ad essere decisamente instabili, ne ho trovato uno idoneo ad Isaziwa.

Ammetto che prima di entrare ho avuto qualche ripensamento. Sopratutto dopo il messaggio di avviso ( “sei veramente sicuro? Nessuno potrò aiutarti dall’altra parte.” ) che mi informava che stavo per fare un passo potenzialmente più lungo della mia gamba. Ma alla fine mi ci sono gettato. Sono entrato con la mia nave esploratrice e con una nave da combattimento ben equipaggiata.

A questo punto mi sono trovato in un sistema inesplorato con 4 pianeti e numerose tracce nei radar. Ho sguinzagliato le mie sonde in giro per il sistema e ho trovato ben 5 oggetti, tre dei quali erano postazioni degli Sleepless. Con un po di missilate ho ripulito le anomalie e ho portato a casa un po di bottino ( una trentina di milioni di isk, niente di particolare ).

Ho avuto anche la “fortuna” di incontrare un Sleepless Outguard ( fa veramente tanto male.. ma non abbastanza da impensierirmi ).

Alla fine sono tornato a casa vivo e vegeto. Peccato che per sfruttare tutto il ben di Dio che c’era avrei dovuto portarmi dietro un esercito tra harvester, trasporti, scout e navi da guerra.

sleepless

Fasi finali del combattimento contro lo Sleepless. Dopo 3 ondate e’ arrivato lo Sleepless Outguard ma i suoi scudi stanno per cedere mentre i miei sono in grado di reggere il DPS anche grazie ai booster che ancora posso usare per inondare di energia i miei sistemi. La Golem può fare in solo tranquillamente le anomalie di classe 1 e 2. Ora e’ provato.