Ailee
Ailee entra nella citta’ di Ukberan.
<< Quando entrò vittoriosa nella città, tutto il popolo gioiva e dai tetti piovevano petali di rosa e tutti erano nelle strade e alle finestre a cantare ed esultare perché finalmente i Signori erano stati scacciati. Noi eravamo fieri di essere al Suo fianco ed orgogliosi di aver sconfitto per la prima volta i nostri odiati nemici. Nessuno di noi però aveva ancora compreso del tutto l’importanza di quello che era successo. Così, quando – prima tra tutti – una vecchia donna urlò “Viva Ailee la Dittatrice!” rimanemmo stupiti e sentire queste parole ripetute in pochi istanti da centinaia e poi migliaia di bocche ci riempì di spavento! Quale fardello enorme gli inconsapevoli cittadini di Ukberan stavano posando sulle esili spalle della nostra piccola Ailee! Io non potei fare a meno di volgere il mio sguardo a Lei e il Suo volto, come sempre sereno e calmo, mi fece subito capire che, per quanto il nostro cammino sarebbe stato irto di difficoltà e pericoli, avrebbe sempre avuto me al suo fianco. >>
dalle memorie di Adelmo il Vecchio ( 54 RT )
Ailee aveva appena 15 anni quando iniziò la sua grande impresa. Nata da una famiglia di contadini, era di umilissime origini e con grande difficoltà ci si spiega come potesse aspirare a compiere le imprese che riuscì a portare a termine. Sin dall’inizio mostrò di avere aver elaborato una strategia generale da seguire per poter raggiungere l’obiettivo di liberare Taraman dai Signori.
Ailee a cavallo con lo stendardo con la Rosa.
Per far ciò si uni ad una vera e propria banda di briganti e ne prese subito il comando. Questi uomini abbruttiti da anni di vita passati nei boschi braccati dalla legge – ora esercitata dai Signori dei Nomadi – divennero subito docili nelle mani della fanciulla ed obbedirono e seppero perdere la vita con coraggio per seguirla in ogni impresa, per quanto disperata, per i successivi cinque anni.
Ailee spese i primi due anni della sua campagna per fomentare la rivolta nelle aree più lontane dal potere dei Nomadi. Così facendo ebbe la possibilità di colpire ripetutamente i suoi nemici – per forza di cosa deboli quando si allontanavano dai loro centri di potere e si avventuravano nella campagna – di fiaccarli e di ridare speranza al popolo oppresso. Successivamente, radunato un esercito composito ma numericamente sufficiente per l’impresa che si proponeva di compiere, partì verso nord e improvvisamente pose Ukberan sotto assedio. I signori dei Nomadi presi in contropiede non avevano munito la città di forze e cibo sufficienti per sostenere l’assedio fino all’arrivo dei rinforzi da Taraman e, invece che cercare di temporeggiare, con tracotanza e sicurezza si lanciarono in una sortita per spezzare il cerchio che li isolava ma vennero sconfitti dalla fierissima resistenza dell’esercito ispirato dalle parole della fanciulla e la città cadde.
Lo scacco subito dai Nomadi era terribile dal punto di vista del morale ma non era gravissimo dal punto di vista militare. Le conseguenze furono notevoli: scoppiarono ovunque rivolte, dalla semplice non obbedienza al saccheggio dei beni dei Nomadi. Uirak – il Nomade che si era autoproclamato Dittatore – si lasciò prendere dal panico e, poiché era quasi giunto a Ukberan nel tentativo di portare un soccorso ormai tardivo, decise di colpire subito non rendendosi conto che il proprio esercito non era pronto per una battaglia di assedio. Giunto a Ukberan bloccò a sua volta la città e Ailee si trovò da assediante ad essere assediata.
Furono giorni terribili perché non c’era stato tempo per prepararsi adeguatamente e quindi Ailee poteva ora disporre solo delle scorte rimaste alle schiere dei Nomadi che aveva da poco sconfitto. La città si trovò presto in condizioni disperate ma anche Uirak fu subito in difficoltà visto che nei campi i contadini preferivano bruciare i loro pochi averi piuttosto che lasciarli all’esercito dei Nomadi giunto per renderli di nuovo schiavi e quindi gli assedianti, che non si erano mossi per una lunga campagna ma solo per portare il soccorso necessario per togliere l’assedio ad Ukberan, subito furono alla fame esattamente come i loro nemici nella città.
Dopo oltre due mesi di stenti, Uirak decise di levare le tende e dirigersi a sud. Ailee per quanto i suoi uomini fossero stanchi chiese un ultimo sforzo e ottenne più di quanto avesse chiesto: l’esercito di liberazione seppe combattere come un leone nonostante la stanchezza e la fame e rese il viaggio alle schiere di Uirak un vero inferno colpendolo ogni notte e ad ogni passaggio angusto fino a Taraman.
Giunti alla Capitale i Nomadi poterono contarsi e scoprirono con terrore di aver perso oltre un terzo degli effettivi in una campagna disastrosa al termine della quale il loro nemico pareva più potente e convinto della vittoria di quanto non fosse mai stato prima. Ailee poteva colpire a questo punto e cercare di prendere d’assalto Taraman ma decise di aspettare e iniziò un lento lavoro di liberazione nelle campagne che di fatto fu la vera sconfitta dei Nomadi.
Nel giro di 18 mesi Ailee tolse definitivamente ai Nomadi ogni possibilità di resistere poiché liberò completamente le campagne dalla loro presenza e rese pericolose anche le strade ai Nomadi se questi non vi si recavano in gran numero. Quando fu convinta che i Nomadi erano in effetti in ginocchio e senza alcuna speranza di vittoria iniziò l’assedio della capitale e il primo giorno di primavera ( dopo solo sei giorni ) comandò che fosse effettuato l’assalto alle mura all’altezza della porta nord di Taraman. I Nomadi non seppero resistere e furono travolti. Ailee salì le mura con un manipolo di fedeli – e tra di essi Adelmo che la seguiva dai tempi in cui era ancora un brigante – e si fece largo fino alla porta per aprirla. Qui una freccia la colpì al ventre proprio mentre dalle porte spalancate irrompeva l’intero esercito di liberazione e mentre nelle strade i pochi Nomadi che si davano alla fuga venivano accerchiati dalla folla inferocita e massacrati. Ailee morì qualche ora più tardi nel santuario di Nimiar.
Taraman era stata riconquistata e l’impero ripristinato.
La battaglia di San Sebastiano.
<<…mi piegai verso Ailee e le deposi un bacio leggero sulle labbra.
“Il mio cuore, il mio spirito, il mio corpo.”, le sussurrai.
Poi mi alzai e me ne andai senza voltarmi. Non la rividi più, né partecipai i funerali solenni, né tornai nel santuario che costruirono per lei nel cuore di Taraman, accanto alla piazza dei Sette Dittatori.
Quando abbatterono le mura della chiesa in cui era stato custodita la sua salma e aprirono il sarcofago dodici anni più tardi, i presenti all’unanimità giurarono che il corpo della Messaggera di Nimiar era perfettamente conservato. Così Ailee venne spostata in un secondo sarcofago che venne posto nel catino absidale del nuovo santuario.
Diresse i lavori Saveriano da Loti, che nel suo diario scrisse solamente:
“Venne portata in questo luogo santo quando la ferita si rivelò grave e, nonostante le preghiere di tutto il regno, infine mortale. Ma Nimiar, seppure volle a Sé l’anima dell’Eroina, diede al suo corpo il dono di mantenersi intatto per sempre e di non cedere alla corruzione. Sotto una pesante lastra di pietra, il viso di Ailee, pallido e freddo, ancora mostra la bellezza e la serenità che aveva quando la Dittatrice, con il suo stendardo al vento, aveva guidato l’esercito oltre le mura a riconquistare la città e rifondare l’Impero.”
Così ebbe veramente fine la storia della Quinta Dittatrice di Taraman.>>
dalle memorie di Adelmo il Vecchio ( 54 RT )



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