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Quando ero più giovane pensavo proprio che non sarebbe toccato a me. Avevo una famiglia. Men che nucleare, direi addirittura disintegrata ma comunque c’erano delle persone vicino a me. Non ero solo. E contavo di non esserlo.
A volte vedevo il classico cinquantenne scapolo o comunque single, per scelta o per circostanza, e pensavo: no, io non faro’ quella fine lì. Io non arriverò a quell’età senza legami al mondo. Io avrò amici, una famiglia, avrò dei figli e se la fortuna mi sorriderà, avrò dei nipoti.
Ho sempre pensato che l’uomo ( o la donna ) che rimane sola dopo una certa età, lo fa per scelta, lo fa per incapacità o per scarso interesse. Come nei film: il giovane in carriera dimentica gli affetti e si ritrova in pochi minuti di pellicola solo e triste, in una casa grande e vuota. Io tra la carriera e la famiglia ho scelto la famiglia. Sempre.
Poi si sa, che cose vanno come vogliono. Le persone care a volte ti lasciano, a volte ti tradiscono, a volte si spengono per mali incurabili. Gli amici quando crescono hanno le loro famiglie, i loro lavori, la loro vita e le proprie scelte da fare e portare avanti. Ci si può tenere compagnia, si può rimanere in contatto, ma per ogni persona che trattieni nella tua vita cento ti sfuggono di mano. Per alcuni ti dispiaci. Per altri meno. O affatto.
Da giovane pensavo che essere vecchi non volesse dire avere problemi alla schiena, al cuore, le articolazioni che scricchiolano e la pressione alta. Pensavo che essere vecchi volesse dire essere messi da parte, trovarsi soli, essere come mio nonno che se ne stava tutta la domenica sulla poltrona a guardare la domenica sportiva finche’ non andavamo a trovarlo. Ogni tanto. Pensavo alle domeniche in cui i nipoti non erano a casa sua e lo immaginavo ancora li, sulla poltrona col telecomando in mano, a volte più assopito che interessato dalle moviole e dalle rassegne dei goal. Essere vecchi, pensavo, era sperimentare l’altra faccia della medaglia della sopravvivenza: la solitudine di chi ha visto andarsene uno ad uno i propri compagni di vita.
Da ingenuo pensavo che per essere vecchi fosse necessario avere 70 anni, una casa con mobili antiquati, una vecchia poltrona segnata e una tv accesa col volume al minimo. Quanto mi sbagliavo.
La vita cambia in pochi istanti. E poi ti scopri a cercare di capire che costa ti resta, da che parte ricominciare e come, e se, puoi avere qualche cosa di più di quello che avevi prima.
Io ho trovato qualche cosa che voglio. E non mi sono mai reso conto di quanto disperatamente ne ho bisogno, fino al momento in cui ho realmente pensato “E’ alla mia portata.. se allungo la mano.. con un po di fortuna.. posso farcela!”. Allora mi rendo conto che gli anni trascorsi fino ad oggi erano un’attesa per il momento che sta per arrivare. E mi rendo conto che avrei potuto prepararmi meglio, avere un lavoro migliore, qualche risparmio in più. Avrei potuto fare scelte più giuste, più sagge. Avrei dovuto fare di testa mia quando gli altri si sono imposti e mi hanno convinto. Avrei dovuto dare retta agli altri quando invece non li ho ascoltati.
Perche’ se ogni giorno da quando sono nato ad oggi era il preludio alle settimane che verranno, io non ho usato bene i miei anni, non ho capitalizzato le energie e le risorse che mio padre mi ha affidato, non ho speso bene i miei talenti, non ho messo a frutto le opportunità che la vita mi ha dato. Se tra il fallimento e il successo c’e’ una differenza infinitesimale, io mi sono giocato in questi 35 anni tanti bonus che avrebbero potuto rendere tutto più semplice.
Bisognerebbe vivere due vite.
La prima per sbagliare e imparare dai propri errori.
E la seconda, la bella copia, per evitare quelli più gravi.
Ma ne rimarrebbero comunque molti. Nemmeno due vite sono abbastanza.